“La pubblicità vende collettivamente l’idea che i bisogni qualitativi possono essere soddisfatti dalla quantità. E’ evidentemente impossibile soddisfare i bisogni emozionali e spirituali tramite il consumo, al di là del brevissimo momento di soddisfazione che procura un acquisto e che lascia presto spazio a sentimenti di noia, insoddisfazione o addirittura di depressione. Il consumo è una sorta di droga che crea dipendenza, di cui la vittima esige la sua dose sempre più frequente.
Questa sindrome è alimentata dalle mode, anch’esse rinforzate da una sorta di femminilizzazione generale della società. La pubblicità vende anche illusioni e paura: non soltanto ci mostra che per essere felici bisogna essere belli e ricchi, ma se non lo siamo, siamo dei perdenti. Fin dall’infanzia ci ritroviamo bombardati da milioni di messaggi pubblicitari in televisione, nei giornali, sulle riviste e per strada. Questi messaggi creano una pressione immensa e ci ordinano di essere come gli altri.
Ora la funzione della scuola non è più di insegnare una materia o educare al pensiero critico, ma di istituzionalizzare i bambini fin dalla loro più tenera età. Così facendo, i più dotati impareranno a obbedire ad essere performanti, mentre gli altri saranno destinati a una vita di disoccupazione o si troveranno parcheggiati in qualche mestiere precario o senza interesse. Inversamente, una persona veramente istruita è qualcuno libero di mente, libero di esplorare l’universo tramite il suo pensiero.
Se sceglie di fare un lavoro ben pagato, perchè no!. Ma il sistema educativo riesce solo a produrre diplomati che non hanno altra scelta di raggiungere il mercato del lavoro nei termini decisi dai loro futuri padroni.
Ci insegnano che il successo finanziario è più importante dello sviluppo personale, che avere una carriera è più fondamentale della vita in famiglia e che fallire non è un’opzione ammissibile.
Nessuno vuole essere un perdente. Il nodo del problema è che, poiché si tratta di preparare una persona a essere un ingranaggio immediatamente produttivo di una grande macchina economica,
invece di farle acquisire un sapere universale e sviluppare un orizzonte di pensiero il più ampio possibile, le si forniscono conoscenze pronte all’uso, che divengono per forza di cose rapidamente obsolete a causa dell’innovazione tecnologica….”.
Elvis Presley e Marilyn Monroe raggiunsero quella fama che molti sognano. Avevano schiere di ammiratori, enormi ricchezze e la possibilità di soddisfare qualsiasi desiderio materiale.
Nei loro ultimi anni di vita, però, scoprirono quanto sia inafferrabile la felicità.
Mancava loro un elemento fondamentale.
Era una carenza di amore verso se stessi oppure l’incapacità di gestire la propria vita?.
Un artista completamente immerso nella realizzazione di un dipinto ma senza una fonte sicura di reddito può trovarsi, prima o poi, il padrone di casa che bussa alla porta per riscuotere l’affitto dovuto.
Se le questioni economiche sono state trascurate, la vista del cavalletto e del capolavoro incompiuto che vengono messi sul marciapiede senza troppi
complimenti può riportare subito l’artista a fare i conti con la dura realtà.
E’ difficile essere creativi e felici quando non si ha un tetto sopra la testa.
Chi vive solo per il lavoro può godere della sicurezza economica, abitare in una villa lussuosa adeguata alla sua posizione sociale, viaggiare su una Mercedes o Ferrari ultimo modello e condurre una vita domestica in apparenza felice e agiata.
Ma se tuto questo è stato ottenuto a spese della salute fisica trascurata (un ufficio perennemente avvolto nella nebbia di sigarette accese di continuo, troppi caffè bevuti in fretta, mani sudate che tradiscono una tensione e ansia costante, sequenze interminabili di telefonate, pranzi ultraveloci a base di enormi bistecche e dolci ipercalorici annaffiati da abbondanti libagioni di bevande alcoliche,pantagrueliche colazioni d’affari, programmi per ritornare a una vita rilassata e salutare che rimangono buoni propositi) soltanto per fare una brillante carriera, ecco che un infarto o un attacco cardiaco possono prematuramente scriverne la parola fine.
A volte, trascurare anche una sola delle condizioni fondamentali può determinare frattura dell’equilibrio per raggiungere la felicità.
Le persone felici sono comprensive e magnanime, ottimiste e generose nel tollerare piccoli insulti o critiche:
concentrano la loro attenzione sui lati positivi delle persone e delle circostanze, e considerano dannosi i pensieri negativi, quali la collera o il rancore, che raramente turbano la loro serenità.
Le persone davvero felici e razionali nel giudicare gli altri non tengono conto di fattori quali razza, età,aspetto fisico, handicap, sesso o inclinazioni sessuali.
Accettano chi ha opinioni diverse rispetto alle loro purchè rispettose del benessere e dei diritti altrui.
L’impulso ad assumere un atteggiamento altezzoso o a sostenere la propria contentezza è estraneo. Alla persona che capisce che essere felici significa non dover dimostrare nulla.
La gioia di vivere viene condivisa generosamente e, quel che più conta, senza condizioni.
L’amore scaturisce da una ricchezza interiore che non chiede nulla in cambio.
Essere felici è un requisito fondamentale necessario per poter avere un ascendente positivo sugli altri.
Più è piena la nostra esistenza, più è positiva l’influenza che possiamo esercitare sulla società e sulle persone felici sono sempre pronte ad aiutare chi ha bisogno, QUINDI….